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der größte Alligator

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Der 9-Jährige Mason Lightsey präsentiert stolz den Fang seines Vaters.

Farmer erlegt Riesen-Alligator in Florida

Aktualisiert am 07. April 2016, 11:08 Uhr

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Fast viereinhalb Meter lang und 350 Kilogramm schwer: In Florida hat ein Farmer einen riesigen Alligator getötet – offenkundig zur Freude seines neunjährigen Sohnes, wie ein Foto zeigt.

Farmbesitzer Lee Lightsey war mit seinem Sohn Mason, 9, und mehreren Jägern unterwegs: Wildschweine jagen in Okeechobee. An einemGewässer auf dem Gelände der Ranch Outwest Farms in Florida entdeckte die Gruppe eigenen Angaben zufolge einen riesigen Alligator.”Es gibt da draußen viele Krokodile”, sagte Lee Lightsey dem Sender CNN. “Aber das war ein richtig großer.” In der Tat: Das Tier sei knapp 350 Klio schwer und geschätzt fast viereinhalb Meter lang gewesen, “der größte Alligator, den wir je getötet haben“. Es sei ein großartiger Tag für die Jäger gewesen.


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Jan Böhmermann bat Kanzleramtschef Altmaier um Hilfe

 

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Jan Böhmermann bei der Aufzeichnung einer TV-Show.

Jan Böhmermann bat Kanzleramtschef Altmaier um Hilfe

Aktualisiert am 08. April 2016, 12:29 Uhr

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Der Satiriker Jan Böhmermann hat wegen seines Erdogan-Gedichts Kontakt mit Kanzleramtschef Altmaier aufgenommen. Doch der ließ nach SPIEGEL-Informationen nach einer ersten Reaktion nichts mehr von sich hören.

In der Debatte um sein umstrittenes Gedicht über den türkischen Präsidenten Recep Tayyip Erdogan hat sich der TV-Satiriker Jan Böhmermann an Kanzleramtsminister Peter Altmaier (CDU) gewandt.

Bild zu Jan Böhmermann, Neo Magazin Royal
Schmähgedicht? War da was?

“Neo Magazin Royal”: Böhmermann legt nach – nur anders als erwartet.

“Ich möchte gerne in einem Land leben, in dem das Erkunden der Grenze der Satire erlaubt, gewünscht und Gegenstand einer zivilgesellschaftlichen Debatte sein kann”, schrieb Böhmermann nach SPIEGEL-Informationen am vergangenen Sonntag mittels einer privaten Twitter-Nachricht an den Chef des Kanzleramts.

Er bitte nicht um Hilfe in seinem Fall, sondern um “Berücksichtigung meines künstlerischen Ansatzes und meiner Position, auch wenn er streitbar ist”, so Böhmermann.

Altmaier schrieb zurück, er werde sich melden, sobald er am Abend in Berlin sei. Doch der Kanzleramtsminister ließ nicht wieder von sich hören. Stattdessen verkündete Regierungssprecher Steffen Seibert am folgenden Tag, dass Kanzlerin Angela Merkel sich in einem Telefonat mit dem türkischen Ministerpräsidenten Ahmet Davutoglu von Böhmermann distanziert habe.

Böhmermann engagiert Anwalt

Die türkische Regierung hatte der Bundesregierung nach SPIEGEL-Informationen zuvor signalisiert, dass sie Böhmermann und das ZDF wegen Beleidigung Erdogans verklagen könnte. Davon war jedoch auf türkischer Seite nach dem Telefonat der Bundeskanzlerin mit Davutoglu keine Rede mehr.

Bild zu Jan Böhmermann
ZDF-Verantwortliche angezeigt

Jan Böhmermanns Schmähgedicht zieht juristisch noch weitere Kreise.

Altmaier wollte sich auf Anfrage nicht zu der Korrespondenz mit Böhmermann über das umstrittene Gedicht äußern.

Böhmermann nimmt in der Sache mittlerweile die Dienste des Medienanwalts Christian Schertz in Anspruch. Schertz übt harsche Kritik am Verhalten der Bundesregierung.

“Besonders schwierig finden wir, dass die Kanzlerin sich bereits öffentlich mit einer rechtlichen Bewertung geäußert hat und das Auswärtige Amt Gutachten anfertigen lässt”, sagte Schertz dem SPIEGEL. “Man sollte hier die Grundsätze der Gewaltenteilung beachten.” © SPIEGEL ONLINE


når alt hår er borte — tinkertoebells

Originally posted on Thea Steen: Det er ikke sånn at det var noe håp, heller. Det skjønte jeg for en stund siden, omtrent da jeg sluttet – nei, nektet – å se refleksjonen av mitt nakne hode i speilet. Nektet å erkjenne at det i det hele tatt var meg, denne bleke piken med blå lepper,…

via når alt hår er borte — tinkertoebells


La Repubblica: Ägyptischer anonyme Email

 

NACHRICHTEN

La Repubblica: Ägyptischer Militärgeheimdienst folterte toten italienischen Studenten

06/04 19:20 CET

  | updated 43 mn ago

La Repubblica: Ägyptischer Militärgeheimdienst folterte toten italienischen Studenten

Der Chef der Kriminalpolizei von Giseh, General Khaled Shalabi, habe die Entführung befohlen, Staatspräsident Al-Sisi sei über den Fall auf dem Laufenden gehalten worden.

Die Zeitung stützt ihren Bericht auf eine anonyme Email, deren Verfasser dem Blatt zufolge Kenntnis von Verstümmelungen hat, die Regeni zugefügrt worden sind. Diese Verstümmelungen seien erst bei einer Obduktion in Rom festgestellt worden und stellten Täterwissen dar.

Der 28-jährige Giulio Regeni war am 25. Januar in Kairo verschwunden und neun Tage später tot aufgefunden worden. Sein Körper wies Zeichen schwerster Folter auf, darunter ausgerissene Finger- und Fußnägel und abgeschnittene Ohren.

Der Fall belastet die italienisch-ägyptischen Beziehungen.

“Ecco chi ha ucciso Giulio”: l’accusa anonima ai vertici con tre dettagli segreti sul caso Regeni

"Ecco chi ha ucciso Giulio": l'accusa anonima ai vertici con tre dettagli segreti sul caso Regeni
(ansa)

Il retroscena. Una mail in arabo acquisita dalla procura di Roma alla vigilia del vertice tra investigatori in programma domani: “Può averla scritta solo qualcuno molto informato”

di CARLO BONINI

06 aprile 2016

ROMA. C’è ora un Anonimo nel caso Regeni. E racconta una storia che ricostruisce cosa sarebbe accaduto a Giulio tra il 25 gennaio e il 3 febbraio. Una storia che porta dritta al cuore degli apparati di sicurezza egiziani, civili e militari, della polizia di Giza, del Ministero dell’Interno, della Presidenza. L’Anonimo scrive a Repubblica da qualche giorno da un account mail Yahoo, alternando, nei testi, l’inglese, qualche parola di italiano, e la sua lingua, l’arabo. Si dice della polizia segreta egiziana. Lascia intendere di essere collettore e veicolo di informazioni di chi non può esporsi in prima persona, se non a rischio della vita. Delle sue mail sono in possesso il pm Sergio Colaiocco e il legale della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini. E, come ogni Anonimo, l’attendibilità del suo racconto va presa con assoluto beneficio di inventario. Se non fosse per una circostanza. L’Anonimo svela almeno tre dettagli delle torture inflitte a Giulio Regeni mai resi pubblici e conosciuti solo dagli inquirenti italiani, perché corroborati dall’autopsia effettuata sul cadavere di Giulio nell’Istituto di medicina legale di Roma. Chi scrive, insomma, chiunque esso sia, sapeva e sa qualcosa che potevano conoscere solo i torturatori di Giulio o chi dei suoi tormenti è stato testimone.

IL SEQUESTRO. “L’ordine di sequestrare Giulio Regeni – scrive l’Anonimo – è stato impartito dal generale Khaled Shalabi, capo della Polizia criminale e del Dipartimento investigativo di Giza”, il distretto in cui Giulio scompare il 25 gennaio. Lo stesso ufficiale con alle spalle una condanna per torture che, dopo il ritrovamento del cadavere, accrediterà prima la tesi dell’incidente stradale e quindi quella del delitto a sfondo omosessuale. “Fu Shalabi, prima del sequestro, a mettere sotto controllo la casa e i movimenti di Regeni e a chiedere di perquisire il suo appartamento insieme ad ufficiali della Sicurezza Nazionale”. E “fu Shalabi, il 25 gennaio, subito dopo il sequestro, a trattenere Regeni nella sede del distretto di sicurezza di Giza per ventiquattro ore”.

“SCIOGLIETEGLI LA LINGUA”. Nella caserma di Giza, Giulio “viene privato del cellulare e dei documenti e, di fronte al rifiuto di rispondere ad alcuna domanda in assenza di un traduttore e di un rappresentante dell’Ambasciata italiana”, viene pestato una prima volta. Chi lo interroga “vuole conoscere la rete dei suoi contatti con i leader dei lavoratori egiziani e quali iniziative stessero preparando”. Quindi, tra il 26 e il 27 gennaio, “per ordine del Ministero dell’Interno Magdy Abdel Ghaffar”, viene trasferito “in una sede della Sicurezza Nazionale a Nasr City”. Di fronte ai suoi nuovi aguzzini, Giulio continua a ripetere di non avere alcuna intenzione di parlare se non di fronte a un rappresentante della nostra ambasciata. “Viene avvertito il capo della Sicurezza Nazionale, Mohamed Sharawy, che chiede e ottiene direttive dal ministro dell’Interno su come sciogliergli la lingua.

E così cominciano 48 ore di torture progressive”, durante le quali, per fortuna, Giulio comincia ad essere semi-incosciente. Viene “picchiato al volto”, quindi “bastonato sotto la pianta dei piedi”, “appeso a una porta” e “sottoposto a scariche elettriche in parti delicate”, “privato di acqua, cibo, sonno”, “lasciato nudo in piedi in una stanza dal pavimento coperto di acqua, che viene elettrificata ogni trenta minuti per alcuni secondi”. “Bastonature sotto i piedi”. Il dettaglio svelato dall’Anonimo era sin qui ignoto ed è confermato dalle evidenze dell’autopsia effettuata in Italia. Non è il solo.

NELLE MANI DEI MILITARI. Tre giorni di torture non vincono la resistenza di Giulio. Ed è allora – ricostruisce l’Anonimo – che il ministro dell’Interno decide di investire della questione “il consigliere del Presidente, il generale Ahmad Jamal ad-Din, che, informato Al Sisi, dispone l’ordine di trasferimento dello studente in una sede dei Servizi segreti militari, anche questa a Nasr city, perché venga interrogato da loro”. È una decisione che segna la sorte di Giulio. “Perché i Servizi militari vogliono dimostrare al Presidente che sono più forti e duri della Sicurezza Nazionale “. Giulio “viene colpito con una sorta di baionetta” e “gli viene lasciato intendere che sarebbe stato sottoposto a waterboarding, che avrebbero usato cani addestrati” e non gli avrebbero risparmiato “violenze sessuali, senza pietà, coscienza, clemenza”. “Una sorta di baionetta”. È un secondo, importante dettaglio. Corroborato, anche questo, dal tipo di lesioni da taglio sin qui non divulgati dell’autopsia effettuata in Italia.

L’orrore non ha fine. “Regeni entrò in uno stato di incoscienza. Quando si svegliava, minacciava gli ufficiali del Servizio militare dicendogli che l’Italia non lo avrebbe abbandonato. La cosa li fece infuriare e ripresero a picchiarlo ancora più violentemente”. Gli stati di incoscienza di Regeni sono a questo punto sempre più lunghi. Come confermeranno i versamenti cerebrali riscontrati dall’autopsia. Ma la violenza non si interrompe. “Perché i medici militari visitano il ragazzo e sostengono che sta fingendo di star male. Che la tortura può continuare”. Questa volta “con lo spegnimento di mozziconi di sigaretta sul collo e le orecchie”. Finché Giulio non crolla “e a nulla valgono i tentativi dei medici militari di rianimarlo”.

“I segni di sigaretta su collo e orecchie”. È il terzo dettaglio, riscontrato dall’autopsia italiana, che l’Anonimo dimostra di conoscere pur essendo pubblicamente ignoto. Ed è quello che spiega il perché nella prima autopsia al Cairo il corpo di Giulio venga mutilato con l’asportazione dei padiglioni auricolari.

IN UNA CELLA FRIGORIFERA. Dopo la sua morte, sempre secondo quello che sostiene l’anonimo, “Giulio viene messo in una cella frigorifera dell’ospedale militare di Kobri al Qubba, sotto stretta sorveglianza e in attesa che si decida che farne”. La “decisione viene presa in una riunione tra Al Sisi, il ministro dell’Interno, i capi dei due Servizi segreti, il capo di gabinetto della Presidenza e la consigliera per la sicurezza nazionale Fayza Abu al Naja “, nelle stesse ore in cui il ministro Guidi arriva al Cairo chiedendo conto della scomparsa di Regeni. “Nella riunione venne deciso di far apparire la questione come un reato a scopo di rapina a sfondo omosessuale e di gettare il corpo sul ciglio di una strada denudandone la parte inferiore. Il corpo fu quindi trasferito di notte dall’ospedale militare di

Kobri a bordo di un’ambulanza scortata dai Servizi segreti e lasciato lungo la strada Cairo-Alessandria”.

L’Anonimo promette di scrivere ancora e si affida a un verso del Corano. “Dio non ti chiediamo di respingere il destino, ma ti chiediamo di essere clemente”.


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Tagli (46). nessuno potrà mai bonificare — Erospea

[…] nessuno potrà mai bonificare la terra dal sudore di quei corpi, impazziti nelle cellule per troppa sanità […] qualcuno era comunista nel suo modo concreto, di lotta senza parti, integralmente vivo, per sé, e per i suoi figli e tutti i figli non suoi. Toglietemi centomila lire ogni mese dal salario, non potrò (né vorrò) […]

via Tagli (46). nessuno potrà mai bonificare — Erospea


Archiv Ausländerbehörden in Deutschland: Von wegen willkommen!

Monitor Nr. 669 vom 20.11.2014

Ausländerbehörden in Deutschland: Von wegen willkommen!

Bericht: Marion Schmickler, Philipp Jahn, Peter Onneken, Rabea Ottenhues

Georg Restle: „Für das Wort Toleranz gibt es im Amtsdeutsch eine ziemlich hässliche Übersetzung, und die heißt: Duldung. Für viele Flüchtlinge, die zu uns kommen, bedeutet das, niemals wirklich anzukommen. Ein Leben mit der Angst, schon morgen wieder abgeschoben zu werden. Viele Ausländerbehörden in Deutschland scheinen diese Angst regelrecht schüren zu wollen. Darüber jedenfalls berichten Flüchtlingsorganisationen immer wieder. Und auch darüber, dass ein Gang zur Ausländerbehörde für viele Flüchtlinge die reinste Tortur ist. Das sollte jetzt alles anders werden. Eine neue Willkommenskultur versprach die Bundesregierung vor einem Jahr. Aus Ausländerbehörden sollten freundliche Dienstleister werden, interkulturelle Kompetenz inklusive. Peter Onneken, Philipp Jahn und Marion Schmickler haben jetzt den Realitätscheck gemacht. Dies ist unser Beitrag zur ARD-Themenwoche Toleranz.“

Willkommen in Deutschland, in der Modell-Ausländerbehörde in Magdeburg. Hier wird Willkommenskultur erprobt, seit einem Jahr. Und es gibt erste bauliche Fortschritte.

Frank Ehlenberger, Amtsleiter Ausländerbehörde Magdeburg: „Hier sieht man noch, dass wir also den ganzen Bereich früher mit Glasscheiben letztendlich mehr oder weniger abgeschottet haben zum Kundenbereich hin. Und wenn man jetzt ein klein wenig zurückschwenken würde, dann könnte man also auch schon den neuen Bereich erkennen, wo wir im oberen Bereich zunächst erstmal die Scheiben entfernt haben.“

An zehn Standorten in Deutschland arbeiten Behörden fieberhaft an der deutschen Willkommenskultur. Und wer weiß, vielleicht werden auch dort bald die Scheiben runtergelassen. Zukunftsmusik. Den Behördenalltag erleben sie, 150 Kilometer weit entfernt im thüringischen Sömmerda. Die zwölf Männer kommen aus Eritrea, einer der schlimmsten Diktaturen der Welt. Dort – so erzählen sie uns – wurden sie gefoltert, waren in politischer Gefangenschaft. Die Chance, dass ihre Asylanträge anerkannt werden, ist sehr hoch. Ihre Flucht nach Deutschland – lebensgefährlich. Länger als ein Jahr waren sie unterwegs. Durch die Sahara und in Nussschalen übers Mittelmeer. Jeder von ihnen kennt jemanden, der es nicht geschafft hat.

Yacob, eritreischer Flüchtling (Übersetzung MONITOR): „Kurz vor der Küste in Italien sind einige von uns vom völlig überfüllten Boot gesprungen. Leute, die gerade eben noch neben mir saßen. Aber das Wasser war viel tiefer, als sie dachten. Und dann sind sie ertrunken.“

Sie sind froh, endlich in Sicherheit zu leben. Mehr wollen sie nicht. Deshalb wollen sie sich auch nicht beklagen. Gäbe es da nicht die Ausländerbehörde.

Senay, eritreischer Flüchtling (Übersetzung MONITOR): „Als ich dem Sachbearbeiter die Hand geben wollte, hat er seine zurückgezogen und sie hinter dem Rücken versteckt.“

Berhane, eritreischer Flüchtling (Übersetzung MONITOR): „Wir haben so viel durchgemacht und sind endlich in einem friedlichen Land angekommen. Jetzt müssen wir uns hier beschimpfen lassen – das tut einfach nur weh.“

Und nicht nur das: Ohne Grund wurde ihnen Geld gekürzt – statt elf Euro am Tag bekommen sie nun nur noch neun. Die Ausländerbehörde habe das so entschieden. Warum, hat ihnen keiner erklärt. Wir wollen uns selbst ein Bild machen, begleiten die Eritreer mit versteckter Kamera aufs Amt.

Sachbearbeiter:  „Hallo, kommen sie rein!“

Behördenleiter: „Ich sage dem Herrn D. was, wenn sie es bitte wörtlich übersetzen, ja?“

Übersetzerin: „Sprechen Sie denn auch Englisch?“

Behördenleiter: „Wir müssen nicht, Amtssprache ist Deutsch.“

Übersetzerin: „Ja, aber…“

Behördenleiter: „Amtssprache ist Deutsch, Ende. Sie brauchen mich nicht zu agitieren.“

Der Mann ist kein einfacher Sachbearbeiter. Er ist der Amtsleiter hier.

Behördenleiter: „Und damit endet jetzt auch meine Erklärung. Irgendwann werde ich verdammt sauer, wenn ich laufend irgendwo höre, es reicht nicht, es reicht nicht. Ja? Keinerlei Einzahlung, keinerlei Leistung bisher gebracht in Deutschland, nur in Anspruch genommen, und dann ständig kommen, ich will mehr, ich will mehr und ich will noch mehr!“

Wir zeigen die Aufnahmen Georg Classen. Er ist der Experte für Asylbewerberleistungsrecht, berät Flüchtlinge in ganz Deutschland. Die Eritreer haben Recht, sagt er, Ihnen stehe wirklich mehr Geld zu. Und die Behandlung durch den Amtsleiter?

Georg Classen, Sozialrechts-Experte: „Das ist offener Rassismus hier, den der Mitarbeiter hier zu Tage trägt. Und das steht ihm auch nicht zu, derart eben die gesetzlich vorgegebenen Leistungen einfach einzuschränken nach Gutdünken.“

Berenice Böhlo ist Fachanwältin für Ausländerrecht. Das Verhalten der Behörde macht sie wütend. Sie vertritt viele Flüchtlinge, die von ganz ähnlichen Erfahrungen berichten.

Berenice Böhlo, Fachanwältin für Ausländer- und Asylrecht: „Sehr viel von dem, was in den Behörden tatsächlich sich abspielt, dringt nicht nach außen. Weil die Angst sehr, sehr stark ist, Dinge öffentlich zu machen. Das hab ich auch bei vielen Mandanten von mir genauso erlebt, dass man das nicht öffentlich machen will und eigentlich kaum auch will, dass der Anwalt, die Anwältin sich beschwert. Da herrscht eine sehr große Angst.“

So geht es auch den eritreischen Flüchtlingen in Sömmerda. Sie sprechen kaum Deutsch, wie sollen sie sich da beschweren? Von der Behörde sind sie abhängig. Denn arbeiten dürfen sie nicht. Und auch, wenn irgendwas in der Wohnung nicht funktioniert, müssen sie aufs Amt. Über den Schimmel wollen sie nicht klagen, aber wenigstens ihre Wäsche waschen.

Merhawi, eritreischer Flüchtling (Übersetzung MONITOR): „Seit wir hier sind, können wir unsere Wäsche nicht waschen. Die Waschmaschine ist seit Monaten kaputt. Sie funktioniert einfach nicht. Das haben wir dem Sachbearbeiter auch gesagt. Seine Antwort war: Ihr könnt ja mit der Hand waschen.“

Sachbearbeiter: „Und wenn er der Meinung ist, die Waschmaschine geht nicht, dann ist er zu dumm, sie anzuschalten.“

Übersetzerin: „If you say, they are not working, then you are ‘zu dumm’, too stupid?“

Behördenleiter: „Yes, too stupid!“

Übersetzerin: „Too stupid to understand.“

Behördenleiter: „Ich gebe einen freundlichen Hinweis, ja. Man möge beim nächsten Zahltag, ja, in die Kaufhalle gehen, Kaufland gibt’s in Sömmerda, da gibt’s so ein Brett. Mit so nem Blech drin, da kann man die Wäsche rumpeln in der Badewanne. Da kann er die von Hand waschen, seine Wäsche. Das Brett geht nicht kaputt. Wenn ihm das alles nicht passt, hat er die Möglichkeit, die Bundesrepublik Deutschland zu verlassen.“

Georg Classen, Sozialrechts-Experte: „Das steht ihm nicht zu, das zu sagen. Das ist klar Diskriminierung, weil sie haben einen verfassungsrechtlich und europarechtlich geschützten Anspruch auf Asyl, beziehungsweise auf Prüfung des Asylanspruchs. Und solange dieses nicht geprüft ist, muss der Mensch hier sein Existenz-Minimum erhalten und hat eben nicht die Möglichkeit, Deutschland zu verlassen, sondern es wird zunächst mal geprüft, ob er einen Flüchtlingsschutz erhält.“

Willkommenskultur in Deutschland. Die Realität in den Behörden sieht oft anders aus – auch wenn davon in der Regel nichts nach außen dringt.

Georg Restle: „Willkommen in Deutschland.“

Stand: 18.01.2016, 12:01

Landrat von Sömmerda prüft arbeitsrechtliche Schritte gegen Mitarbeiter der Ausländerbehörde


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No Need for America’s Top Chocolate Companies to Disclose Use of Child Slave Labor, Rules Judge — Lolathecur’s Blog Below are two very important entries from the “Jewish Encyclopedia”. Read them VERY CLOSELY.

Ursprünglich auf Ihrem Perception geschrieben ist nicht die Wirklichkeit: Quelle: Alle Gov. SAN FRANCISCO (CN) – Ein Bundesrichter entschied, dass die größte Schokoladenunternehmen der Nation sind nicht verpflichtet, offen zu legen, dass ihre Kakaolieferanten Kindersklavenarbeit verwenden. “Es gibt unzählige Fragen, die viele Kunden zu Recht von Bedeutung sein können, und die Gerichte sind nicht …

über keine Notwendigkeit für Top Schokolade Unternehmen Amerikas Einsatz von Kindersklavenarbeit Auskunfts-, Regeln Richter – Lolathecur Blog Unten sind zwei sehr wichtige Einträge aus der “jüdischen Enzyklopädie”. Lesen sie sehr genau.


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TOON OF THE DAY ~~ #PanamaPapers — Desertpeace

Bild von Carlos Latuff Und natürlich Israel beteiligt ist …. Israel Vows Probe der Unternehmen in #PanamaPapers Named Expose JTA israelischen Steuerbehörde wird als mit Offshore-Konten in einer Deponie von durchgesickerten Dokumente bekannt als der Panama-Papiere israelischen Unternehmen und Einzelpersonen, deren identifiziert untersuchen. Die Steuerbehörde sagte, es wird untersucht, […]

über TOON DER TAG ~~ #PanamaPapers – Desertpeace


US-Protektorat Island: Korrupte Rechtsregierung plante heimlich Remilitarsierung — Jasminrevolution

Gunnwald Larsen Reykjavik. Islands Rechtsregierung Plante Heimlich Eine wieder auflebende US-Militärpräsenz auf der Insel -unbeliebt bei der bevölkerung. Ein Schelm, der den Schwarzgeldsegen des Ministerpräsidenten Gunnlaugsson, der jetzt bei den Panama-Papiere ans Licht kam, DAMIT in verbindung Sehen bringt. Erstmals had Gunnlaugsson Anfang Februar 2014 den US-Amerikanern Ihre Luftwaffenübung Island Luft-Treffen 2014 über der Insel […]

über US-Protektorat Island: Korrupte Rechtsregierung Plante Heimlich Remilitarsierung – Jasminrevolution